Uzbekistan (2024)

Crocevia di culture, lingue e tradizioni, luogo di transito della Via della Seta, culla della dottrina islamica medievale, centro nevralgico dell’URSS che ne ha rimodellato il paesaggio con la monocoltura intensiva del cotone e il conseguente prosciugamento del Lago Aral: l’Uzbekistan è questo e tanto altro. L’ho attraversato con l’amico e compagno di traversate Carlo Curatola partendo dalla capitale Tashkent. Un treno notturno che attraversa il Paese da est a ovest ci ha condotti a Khiva. Successivamente abbiamo ripercorso in senso contrario il tragitto di andata con i seguenti treni diurni: Khiva - Bukhara, Bukhara - Samarcanda, Samarcanda - Tashkent. Scrisse Tiziano Terzani in Buonanotte, signor Lenin (1992): “Nella hall dell’albergo due macchinette, come quelle dei casinò di Macao, che giocano automaticamente a poker con chi ci mette i soldi, attraggono la curiosità di un gruppo di locali che sono riusciti a passare il controllo del solito portinaio buttafuori. Anche lui, come tutti i suoi colleghi nel resto dell’Unione Sovietica, ha sul petto le solite medaglie da veterano. In testa, invece del cappello a padella, ha lo zucchetto nero con i ricami bianchi dei musulmani. Vado a letto depresso alla semplice idea che, essendo venuto a vedere Samarcanda, non avrò d’ora innanzi più modo di sognarla”.

ENG: A crossroads of cultures, languages, and traditions, a transit point on the Silk Road, the cradle of medieval Islamic doctrine, the nerve center of the USSR, which reshaped its landscape with intensive cotton monoculture and the consequent drying up of Lake Aral: Uzbekistan is this and much more. I crossed it with my friend Carlo Curatola starting from the capital Tashkent A night train crossing the country from east to west took us to Khiva. We then retraced the outward journey in the opposite direction with the following daytime trains: Khiva - Bukhara, Bukhara - Samarkand, Samarkand - Tashkent. Tiziano Terzani wrote in the book Goodnight, Mister Lenin (1992): “In the hotel lobby two machines, like those in Macau casinos, which automatically play poker with those who put money in them, attract the curiosity of a group of locals that have managed to pass the control of the usual bouncer doorman. He too, like all his colleagues in the rest of the Soviet Union, has the usual veteran medals on his chest. On his head, instead of the pan-shaped hat, he has the black skullcap with the white embroidery of Muslims. I go to bed depressed at the simple idea that, having come to see Samarkand, I will never have a chance to dream about it again”.

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