Nick Brandt. The Day May Break: la fotografia ai tempi dei cambiamenti climatici
In mostra alle Gallerie d’Italia di Torino fino al 6 settembre il progetto di Nick Brandt dedicato agli esiti devastanti dei cambiamenti climatici. Protagonisti dei primi due capitoli sono coltivatori e allevatori di Zimbabwe e Bolivia che hanno abbandonato i loro territori in seguito a siccità infinite o allagamenti improvvisi che hanno portato alla morte i loro animali e impedito l’attività agricola. In molti casi per continuare a sopravvivere sono stati costretti a trasferirsi nelle periferie disastrate dei grandi centri urbani. Uniti da un destino comune, sono ritratti dal fotografo inglese insieme agli animali vittime dei bracconieri e del mercato illegale che hanno trovato rifugio e protezione in apposite aree. Nel terzo capitolo troviamo le comunità siriane fuggite dalla dittatura di Bashar al-Assad che si sono stabilite nel deserto del Wadi Rum in Giordania. La scarsità d’acqua le costringe a continui spostamenti in cerca di terreni coltivabili. Nelle eloquenti immagini la forza della solidarietà che fa da collante sociale fra le diverse famiglie. Nel quarto e ultimo capitolo gli abitanti delle isole Figi in un distopico e si spera molto lontano futuro: Nick Brandt ha scelto di ritrarli nel fondo delle acque per far comprendere il rischio inondazione che già da qualche tempo ha costretto alla migrazione diverse popolazioni del Pacifico. Lo scioglimento dei ghiacciai artici e antartici ha fatto partire un vero e proprio conto alla rovescia che minaccia luoghi in cui la quotidianità insieme al sapere di culture millenarie sono a rischio.